08 Ott Espressioni di Gratitudine: libri, culture e memorie viventi
La convivialità come spazio di dialogo tra culture e patrimonio condiviso
Le collezioni di Palazzo Coppini raccontano come la condivisione della tavola, in culture diverse del mondo, sia uno spazio privilegiato di relazione, dialogo e riconoscimento reciproco. Mangiare e bere insieme non risponde soltanto a un bisogno fisico, ma rappresenta un gesto culturale profondo, capace di generare incontro tra persone, storie e tradizioni.
Palazzo Coppini, sede della Fondazione Romualdo Del Bianco – Life Beyond Tourism e del Museo della Sacralità delle Espressioni di Gratitudine, custodisce oggetti provenienti da numerosi Paesi, legati ai rituali della convivialità. Attraverso questi manufatti è possibile leggere pratiche culturali differenti, accomunate da valori universali: ospitalità, dialogo tra culture e costruzione di relazioni durature.
In questo approfondimento vengono presentati alcuni oggetti significativi delle collezioni di Palazzo Coppini, testimonianze materiali di come il patrimonio culturale possa diventare uno strumento vivo di incontro e comprensione reciproca.
Georgia – il vino
Calici decorati in oro e argento, impreziositi da pietre dure, brocche preziose e un bicchiere ricavato da un corno animale con finiture metalliche: in Georgia bere non è mai un gesto ordinario, ma un vero e proprio rito culturale. Questi oggetti rimandano alla supra, il tradizionale banchetto georgiano, elemento centrale dell’identità e della convivialità del Paese.
La supra è una lunga celebrazione collettiva in cui cibo, vino e musica tradizionale si intrecciano. Il termine deriva dall’arabo sufratun e significa “tovaglia”. Durante il banchetto, le pietanze si susseguono senza interruzione e il vino accompagna ogni momento, rendendo il cibo parte essenziale dell’equilibrio conviviale.
A guidare il rituale è il tamada, la figura incaricata di regolare i brindisi e il rispetto delle consuetudini. I brindisi seguono un ordine preciso: al cielo e al divino, al tamada, al padrone di casa, ai bambini, ai presenti e infine agli assenti. Durante il discorso non è consentito bere; solo al termine, al grido collettivo di “vittoria”, i bicchieri vengono svuotati. Non a caso, alcuni calici, come quelli ricavati dal corno, non possono essere appoggiati sulla tavola se non completamente vuoti.
Polonia e Russia – la vodka
La Polonia e la Russia si contendono da secoli il primato della vodka, citata per la prima volta in un documento del 1405. Nelle collezioni di Palazzo Coppini è conservato un raffinato set di cristallo polacco, composto da un decanter quadrato con tappo tondo e dodici bicchieri abbinati, decorati con inserti color ambra raffiguranti scene di caccia.
Dalla Russia proviene invece una coppia di piccoli calici in metallo argentato, custoditi in una confezione regalo che reca una promessa scritta: «Da Alexander Kudriatzev e sua famiglia. Da usare il 6 marzo 2026, meglio se con Alexander e Tatiana». Sempre dalla Russia giunge una collezione di oltre trecento bottiglie di vodka, parte dell’ampia raccolta di alcolici custodita nelle stanze del palazzo.
La vodka non si sorseggia: la tradizione vuole che venga bevuta in un unico gesto, senza indugiare. Anche questa modalità di consumo racconta una cultura della convivialità essenziale e condivisa, fatta di rituali chiari e di partecipazione collettiva.
Giappone – il sakè
Dalla tradizione giapponese provengono diversi bicchierini da sakè in terracotta, lavorati a mano, smaltati e variamente colorati, affiancati da una coppia più rara realizzata in cristallo. Il sakè è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso, composta da acqua, lievito e dalla muffa koji, ed è tradizionalmente utilizzata in sostituzione del vino.
Le sue origini sono antiche e in parte incerte, ma il sakè occupa un ruolo centrale nei rituali shintoisti, in particolare nel matrimonio. Dopo le promesse nuziali, gli sposi condividono la bevanda utilizzando tre tazze di dimensioni diverse: la più piccola rappresenta il passato e la gratitudine verso gli antenati, la media simboleggia il presente e la reciproca cura, la più grande guarda al futuro e all’impegno condiviso.
Armenia – il caffè
Una caffettiera in rame, con la scritta “Armenia” incisa in tre lingue, l’immagine di un sollevatore di pesi e la data 1983, fa parte delle collezioni di Palazzo Coppini. Il caffè armeno, chiamato soorj, è una bevanda tradizionale diffusa in tutto il Caucaso meridionale e rappresenta un gesto di ospitalità e cordialità.
Preparato con chicchi finemente macinati fino a diventare una polvere sottilissima, il caffè viene fatto bollire più volte in una piccola quantità d’acqua. Tradizionalmente non veniva scaldato sul fornello, ma su carboni ardenti o sulla sabbia. In Armenia si beve con un pizzico di zucchero e accompagna momenti di incontro, conversazione e accoglienza.
Attraverso questi oggetti, le collezioni di Palazzo Coppini mostrano come il patrimonio culturale possa diventare uno strumento concreto di dialogo tra culture e di relazione tra i popoli. La tavola, nelle sue diverse espressioni, si conferma così uno spazio universale di incontro, capace di superare confini geografici e culturali.
